Quello che i media non dicono sull’opposizione venezuelana

da Mint Press News – Traduzione di Maria Teresa Marino per Oltre la Linea

Giorni dopo il voto per la formazione di una nuova Assemblea Costituente con elezioni libere e democratiche, i media occidentali (dopo aver sommariamente etichettato il voto come “autocratico” e indice di una deriva autoritaria) si sono nuovamente abbandonati a una crisi di isteria in seguito all’arresto di due noti leader dell’opposizione venezuelana. Reuters ha pubblicato un articolo a fosche tinte intitolato “Governo venezuelano imprigiona due leader dell’opposizione con un’ulteriore stretta alle libertà democratiche”, mentre il New York Times ha dichiarato su Twitter: “Agenti mascherati hanno portato via Leopoldo Lopez e Antonio Ledezma, due leader dell’opposizione, dietro ordine del governo venezuelano”.

Per quanto riguarda invece i media indipendenti, la piattaforma ZeroHedge ha ceduto alla tentazione dei toni da tragedia con un pezzo ad alto contenuto drammatico: “Hanno preso Leopoldo: Maduro punta la pistola alla tempia di due leader dell’opposizione”, che dipinge un quadro desolante della “deriva autoritaria” del governo venezuelano, già ampiamente demonizzato dai giornali mainstream come feroce dittatura determinata a soffocare nel sangue il crescente malcontento popolare.

Malgrado la popolarità del predecessore di Nicolas Maduro alla presidenza venezuelana, il defunto comandante Hugo Chavez, sia difficilmente eguagliabile, la guerra senza quartiere condotta dalla stampa contro il Venezuela rivela la profonda disonestà intellettuale del giornalismo allineato.

Leopoldo Lopez e Antonio Ledezma sono stati arrestati durante la notte e ricondotti in prigione, ma l’avvenimento è stato decontestualizzato con chiaro intento manipolatorio. La Corte Suprema ha stabilito la revoca degli arresti domiciliari dal momento che Lopez e Ledezma avevano violato le condizioni della scarcerazione. La principale delle suddette condizioni era appunto il divieto di fare “proselitismo politico”. Malgrado i chiari termini dettati dal tribunale, entrambi i politici avevano incitato alla rivolta e al boicottaggio delle elezioni per l’Assemblea Costituente attraverso i rispettivi profili sulle reti sociali e canali YouTube.

In Occidente, Leopoldo Lopez è cinto di alloro e definito “prigioniero di coscienza”, “leader carismatico”, “il Nelson Mandela venezuelano” e il principale volto dell’opposizione all’interno del paese. In realtà, secondo documenti diplomatici statunitensi divulgati di recente, Lopez è considerato con estrema diffidenza persino negli ambienti stessi dell’opposizione: “Lopez è odiato quanto Chavez. La differenza è che è molto più attraente”. Funzionari del Dipartimento di Stato americano hanno descritto Lopez come un uomo “arrogante, vendicativo e assetato di potere”.

I precedenti politici di Lopez sono decisamente poco raccomandabili, tanto che egli stesso ha tentato a più riprese di prendere le distanze da alcune delle posizioni sostenute in passato, così come dal ruolo svolto nel 2002 (ai tempi in cui era sindaco del distretto più facoltoso di Caracas) nel contesto del fallito golpe di matrice statunitense ai danni dell’allora presidente Chavez.

Nel 2014, Lopez ha poi contribuito a strumentalizzare con notevole opportunismo le marce in occasione della Giornata Nazionale della Gioventù, fomentando la ribellione nell’ala giovanile dell’opposizione, ambiente nel quale egli gode di ampia popolarità. Lopez è stato in seguito arrestato proprio per il ruolo svolto nell’organizzazione di tali violenze.

Dal carcere, Lopez ha continuato a incitare alla rivolta contro il governo democraticamente eletto del presidente Maduro, invocando addirittura un colpo di stato militare il mese scorso. Non è sorprendente che il suo atteggiamento agli arresti domiciliari non sia mutato.

Antonio Ledezma, meno conosciuto al di fuori del paese, è un veterano della politica venezuelana, eletto sindaco di Caracas nel 2008. Prima di assumere la carica di sindaco, Ledezma aveva sostenuto il golpe fallito orchestrato da Washington nel 2002 e svolto un ruolo simile a quello di Leopoldo Lopez durante le proteste violente nel 2014, nel corso delle quali persero la vita dozzine di persone. La macchia più infamante nel passato di Ledezma è però la sua responsabilità nella brutale repressione della rivolta di Caracazo nel 1989, all’epoca in cui era governatore del distretto federale di Caracas. Oltre 4000 civili vennero massacrati dalla polizia.

Ledezma è stato arrestato nel 2015 con l’accusa di aver ricoperto una funzione di primo piano nell’organizzazione di un golpe a guida statunitense contro Maduro. Le autorità sono riuscite a risalire al coinvolgimento di Ledezma grazie alle telefonate fatte dall’oppositore a un numero di New York poi collegato dagli inquirenti al finanziere Carlos Manuel Osuna Saraco, finanziatore del golpe. Altri cospiratori, in seguito penalmente perseguiti, hanno chiamato più volte lo stesso numero.

L’iniqua copertura giornalistica della crisi venezuelana non è sorprendente. Come Mint Press News ha riportato in numerose occasioni, gli Stati Uniti tentano di orchestrare in un colpo di stato in Venezuela dai tempi della prima vittoria elettorale del comandante Hugo Chavez, capo di stato democraticamente scelto dal popolo che ha, dopo decenni di rapace sfruttamento e oppressione, sottratto il potere agli oligarchi controllati da Washington. Il Venezuela è una preda ambita dagli Stati Uniti, dal momento che il paese ha le più riserve petrolifere della terra, è il secondo al mondo per l’estensione delle sue miniere d’oro e possiede abbondanti ricchezze minerali.

Inoltre, gli interessi statunitensi nella regione sono minacciati dalle connessioni tra Venezuela e Russia, particolarmente per quanto riguarda le partecipazioni del gigante statale dell’energia russa Rosneft nella compagnia petrolifera nazionale venezuelana PDVSA. Se PDVSA dovesse fallire, Rosneft (a cui PDVSA deve miliardi di dollari di debito) acquisirebbe il controllo di Citgo, la società sussidiaria di PDVSA negli Stati Uniti. Citgo controlla le infrastrutture energetiche in 19 città americane.

Come in tanti altri casi, le modalità della crisi venezuelana sono tipiche del modus operandi statunitense. Dalla guerra economica fino all’utilizzo spregiudicato dei media come strumento di propaganda, Washington sta ricorrendo al suo arsenale di strategia imperialista per affossare la nazione venezuelana, e il risultato delle libere elezioni per l’Assemblea Costituente inasprirà senza dubbio il conflitto.